LA NOSTRA SALUTE NON È IN VENDITA!

7 APRILE 2018 – Giornata Europea d’azione contro la commercializzazione della salute

SANITÀ CALABRESE: ANCORA FIUMI DI SOLDI AI PRIVATI!

Con un sistema sanitario regionale completamente allo sbando e subissato dai debiti accumulati in questi anni per i soliti meccanismi politico-clientelari, il Commissario per il Piano di rientro Massimo Scura lo scorso 15 marzo (con DCA n.70) ha definito i livelli massimi di finanziamento da erogare ai privati. Si tratta di circa 200milioni di euro solo per l’anno 2018!

Una vergogna se consideriamo lo stato di totale abbandono in cui versa la Sanità Pubblica in Calabria.

Ancora una volta viene incentivato nella sanità lo strapotere dei gruppi privati, con un obiettivo chiaro: fare profitto sulla nostra salute.

La sanità calabrese è tra le più care ed inefficienti d’Europa perché depredata da interessi privati. Migliaia di morti evitabili si sono verificate in questa situazione e molte altre arriveranno finché questa logica continuerà a dominare.

In barba all’art. 32 della Costituzione, i cittadini calabresi hanno minore aspettativa di vita rispetto al resta d’Italia e d’Europa perché sono penalizzati da situazioni ambientali e sociali di grave rischio, una povertà diffusa e una sanità data in pasto al malaffare e alla clientela corporativa.

La salute e la sanità sono sottoposte a ripetuti attacchi e a tagli di spesa pubblica che producono e favoriscono diseguaglianze nella tutela e nell’accesso alle cure.

elenco delle cliniche private finanziate

La moltiplicazione di visite ed esami, favorita dal pagamento a prestazione, produce liste d’attesa che rendono difficile ottenere in tempi opportuni le cure realmente utili e non garantiscono l’accesso a migliaia di persone.

L’attuale proliferazione di coperture sanitarie assicurative private o mutualistiche – purtroppo inserite anche nei contratti collettivi di lavoro – indebolisce ulteriormente il sistema, creando una situazione a due velocità: un servizio sanitario pubblico “al ribasso” per i meno abbienti e una sanità privatizzata differenziata per chi se la può pagare.

Il Commissario Scura continua a favorire un modello di sanità privata e questo nonostante le evidenti carenze del sistema sanitario regionale, come evidenziato, tra l’altro, da un recente studio condotto dall’università svedese di Göteborg sulla qualità della sanità in Europa, che colloca la Calabria all’ultimo posto tra le 172 regioni europee. Così come i dati Cnel sulla qualità dei servizi delle pubbliche amministrazioni hanno confermato che il sistema sanitario calabrese è il peggiore che ci sia in Europa; l’ultimo rapporto di verifica, pubblicato sul sito del Ministero della Salute, ha collocato la Calabria all’ultimo posto tra le Regioni d’Italia per il rispetto dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).

A chi conviene privatizzare e commercializzare la salute? Sicuramente all’industria farmaceutica e ai produttori di apparecchiature sanitarie, ai grandi gruppi di cliniche e case di riposo private (che in Calabria sono oltre 450) e alle compagnie assicurative, che fanno profitti con i nostri soldi (ticket, compartecipazione alla spesa, rette, premi).

I soggetti vulnerabili a tutto ciò sono ovviamente tutta la popolazione appartenente alle cosiddette fasce sociali meno abbienti!

Uno studio recentemente pubblicato in Francia dall’Agenzia Nazionale di Salute Pubblica mette in risalto un dato sconvolgente: quindici mila casi di cancro ogni anno sono attribuibili alla sola classe sociale del malato.

In questi ultimi anni si sono moltiplicate le campagne di “sensibilizzazione” (spesso colpevolizzanti e paternaliste) per far cambiare alle persone le loro “cattive abitudini” alimentari o legate al consumo di alcol e tabacco ma ancora una volta viene evidenziato che il problema si trova altrove ossia nei determinanti socio-sanitari che influenzano in maniera decisiva l’emergere di patologie gravi e mortali.

I determinati socio-sanitari sono tutti quei fattori che stabiliscono l’incidenza di una determinata malattia su un individuo. Prima troviamo il contesto politico e socio-economico generale, ossia la società capitalista in cui viviamo, poi i determinanti strutturali del singolo individuo (classe sociale, razza, genere etc.), ed infine l’accesso alle risorse e gli stili di vita individuali.

È ovvio quindi che i singoli comportamenti sono fondamentali ma sono fortemente influenzati dalla collocazione sociale delle persone. Lo “stile di vita “non è solo dettato dai gusti ma dalla disponibilità di soldi e di tempo, le due cose che mancano a chi si trova in basso alla piramide sociale.

Il recente studio francese evidenzia inoltre che le classi popolari sono maggiormente vittima in particolare di cancro alle vie respiratorie e digestive: inquinamento atmosferico, consumo di tabacco e malattie professionali sono direttamente legate a questa “sovra-rappresentazione” delle popolazioni precarie tra i malati. C’è poi la questione lavoro: usurante quando lo si trova, stressante quando non lo si trova, tutte situazioni tipiche di chi vive una situazione di precarietà.

Anche il luogo di residenza conta molto, vivere in prossimità di strade trafficate o luoghi inquinati sono altrettanti fattori di rischio che possono avere effetti devastanti sulla salute dei cittadini.

Un recente studio di Lancet ha messo in evidenza che vivere vicino alle strade principali aumenta significativamente il rischio di malattie neurologiche. E non sono certo i ricchi a vivere costantemente esposti a smog, clacson e discariche.

A rafforzare questo scenario anche un recente studio epidemiologico sui siti contaminati in Calabria a cura dell’Istituto Superiore della Sanità (Rapporto ISTASAN 16/9) annovera tra i siti inquinati nel lametino l’ex discarica di Bagni a Lamezia Terme (con presenza di arsenico e idrocarburi nel suolo profondo, solfati, ferro, manganese, piombo nelle acque sotterrane) e quella di Marcuccia a Pianopoli (nichel e piombo nelle acque sotterrane).

L’analisi condotta su 532 casi di tumore a Lamezia Terme, se in prima battuta non fa emergere valori d’incidenza che si discostano dalla media del Pool Sud dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) evidenzia però un eccesso nel genere maschile di tumori della prostata, di leucemia mieloide cronica ed eccessi di mortalità per linfomi non Hodgkin.

Nel genere femminile si registrano invece eccessi di mortalità per tumori del pancreas, insufficienza renale e malattie dell’apparato genitourinario; in entrambi i generi si registra, in fine, un eccesso di mortalità per malattie cerebrovascolari.

E qui ritorna il rapporto stretto tra luogo di residenza, inquinamento e rischio di contrarre malattie gravi con l’aggravante che se i soldi mancano si fanno meno visite mediche, e anche qualora si facciano spesso non ci sono le risorse per curarsi.

In Italia ad esempio, secondo una ricerca del Censis, nel 2016 sono 11 milioni le persone che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie a causa delle difficoltà economiche, 2 milioni in più di quanti se ne contavano quattro anni prima.

Il dato abbastanza palese ci indica che la strada delle privatizzazioni e dei continui tagli alla spesa sanitaria pubblica non può più essere percorsa! Occorre un cambio di direzione repentina!

VERSO DOVE?

Garantire prestazioni sanitarie utili, necessarie ed efficaci, accessibili a tutte e a tutti senza vincoli di cittadinanza o residenza, è una responsabilità dei governi, che devono investire risorse adeguate. Il finanziamento dei servizi di tutela della salute deve essere di tipo progressivo, basato sulla fiscalità generale e sul principio di redistribuzione delle risorse in base ai bisogni.

Le persone, attraverso una partecipazione democratica, organizzata e riconosciuta devono giocare un ruolo attivo nei propri percorsi di cura e nella definizione delle politiche di salute locali, nazionali e globali. La vera malattia, infatti, è la mancanza di partecipazione.

COME?

Sostenere la salute, non ciò che la distrugge
Aumento almeno del 10% del Fondo Sanitario Nazionale e lotta alle inappropriatezze e agli sprechi.
Abrogazione del pareggio di bilancio di cui all’articolo 32 della Costituzione e blocco delle spese distruttive come la produzione bellica e gli investimenti in opere inutili e dannose, per tornare a investire in istruzione, sanità, politiche sociali e abitative e di tutela ambientale.
Rispetto degli impegni dell’accordo di Parigi sulla riduzione delle emissioni e per il contrasto ai cambiamenti climatici.

Un servizio di qualità che risponda ai bisogni
Centralità alla prevenzione e ai servizi territoriali (consultori, per la salute psicofisica dell’età evolutiva, per la salute nei luoghi di lavoro, per la salute mentale), che devono essere vicini alle persone, collegati con gli ospedali e integrati con i servizi sociali, accessibili a tutte e tutti e dotati di personale qualificato e sufficiente.

Assegnazione delle risorse alle regioni e ai territori in base a indicatori di deprivazione sociale e bisogni di salute, non soltanto alla numerosità e all’anzianità della popolazione.
Rinnovo dei contratti del personale sanitario con istituzione del contratto unico, superamento del precariato e assunzione di personale in relazione ai bisogni dei territori.
Ritorno alla gestione diretta dei servizi esternalizzati, che soprattutto nel medio e lungo periodo hanno costi superiori e qualità più scadente rispetto ai servizi gestiti direttamente dalle strutture pubbliche.
Abolizione dei sistemi di finanziamento basati sulle prestazioni, che pagano la malattia e non la salute.

Piena accessibilità alle cure
Abolizione del super-ticket e dei ticket.
Garanzia di accesso alle cure che devono essere efficaci e di qualità.
Sospensione del brevetto, come previsto dagli accordi internazionali, se il prezzo dei farmaci chiesto dai produttori è eccessivo.
Garanzia di accesso ai servizi con abolizione delle liste di attesa. Abolizione della libera professione intra (ed extra) muraria.
Iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale di tutte le persone che dimorano sul territorio nazionale.
Nello specifico, applicazione dell’accordo Stato-Regioni sull’accesso ai servizi delle persone straniere, garantendo criteri di assistenza omogenei su tutto il territorio nazionale.

 La salute nelle mani delle persone
Obbligo di trasparenza per le aziende sanitarie, con pubblicazione di bilanci sociali, di missione ed economici.
Introduzione di forme di partecipazione democratica alle decisioni in materia di politica sanitaria e gestione dei servizi a tutti i livelli, che coinvolgano sia chi utilizza i servizi che chi vi lavora.

Nessun profitto sulla salute
Abolizione delle agevolazioni fiscali per le assicurazioni e i fondi sanitari.
Rifiuto dell’inserimento nei contratti collettivi nazionali di lavoro delle coperture sanitarie assicurative.
Superamento della gestione aziendalistica dei servizi sanitari con trasformazione delle aziende sanitarie in agenzie pubbliche con obiettivi di salute.

Ricerca e innovazione dove servono
Finanziamento della ricerca indipendente nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, centrata su problemi prioritari per la salute pubblica.
Creazione di un’azienda pubblica per la produzione dei farmaci e vaccini.
Formazione adeguata e aggiornamento continuo obbligatorio del personale sanitario, indipendentemente dal rapporto di lavoro, finanziato da un fondo vincolato.

La storia delle malattie croniche ci dice che la differenza tra la vita e la morte sta nella possibilità di accesso a tutti i servizi di prevenzione, di diagnosi e di cura di qualità. La differenza la fa soltanto un sistema sanitario universalistico, l’unico che può garantire a tutti e tutte l’equità nell’accesso all’assistenza sanitaria senza alcuna barriera di tipo economica, geografica o culturale.

#salutepertuttei #7aprile #healthforall

 

Pubblicato il 5 aprile 2018, in comunicati, territorio con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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